Carini

Carini è un comune italiano di 38 584 abitanti della città metropolitana di Palermo in Sicilia. È il quarto centro più popolato della città metropolitana e il ventiquattresimo della Sicilia. Si estende per circa 76,50 km² e dista dal capoluogo di circa 26 km. Confina a nordest con il comune di Capaci, ad est con il comune di Torretta, a sudest con il comune di Monreale, a sud con il comune di Montelepre e il comune di Giardinello, a sudovest con il comune di Partinico, ad ovest con il comune di Terrasini ed a nordovest con il comune di Cinisi, mentre il versante nord è bagnato dal golfo di Carini.

Storia

Il toponimo Carini deriva da Hyccara, nome originario della città. La fertilità delle terre di Carini e la sua conformazione territoriale hanno permesso la presenza dell'uomo, sin dalla Preistoria. La città vanta una storia ultra-millenaria documentata da citazioni in opere e molteplici ritrovamenti. Il primo insediamento nel territorio sarebbe stato verosimilmente ad opera dei Sicani in un tratto di costa ad occidente di Palermo, che si estendeva nelle attuali zone della Chiusa Carrubba, Piraineto e Carbulangeli. Secondo Tucidide, Hyccara raggiunse il suo massimo splendore nella seconda metà del V secolo a.C. Divenuta un importante emporio marittimo, fu molto frequentata dai Fenici che vi portarono numerosi prodotti e metalli sconosciuti in Sicilia. Scoppiata la guerra tra Atene e Siracusa, gli Ateniesi vennero in Sicilia chiamati da Segesta e Selinunte, nemiche di Siracusa. Nel 415 a.C. Nicia, al comando di 5.000 guerrieri Ateniesi, assalì e distrusse Hyccara. I suoi abitanti furono fatti schiavi e venduti al mercato di Catania, e tra questi la fanciulla Laide, che in seguito sarebbe divenuta una celebre etèra a Corinto. Gli iccarini scampati all'eccidio e alla schiavitù, per ragioni di sicurezza edificarono la seconda Hyccara (chiamandola Iccara) lontano dal mare vicino alla montagna, fra i boschi, nella località oggi chiamata San Nicola, intorno al 370 a.C. Il territorio fu abitato anche da numerosi Cartaginesi, attratti dalla fertilità del suolo, a protezione del quale costruirono il cosiddetto Muro di Carini. La pratica dell'agricoltura e del commercio portò presto ricchezza a questa città, dove sorsero case sontuose, molte delle quali con pavimento a mosaico, di cui rimangono ancora oggi testimonianze. Sotto il dominio romano, dopo la sconfitta dei Cartaginesi (264 a.C.), seguì un lungo periodo di pace, nel corso del quale fiorì in particolare l'agricoltura. Il primo importante evento, citato dagli storici di Roma, è il soggiorno dell'imperatore Antonino Pio, ricordato da Plinio. Durante la persecuzione del Cristianesimo, molti abitanti pagarono il prezzo della loro fede, come attestano le numerose catacombe paleocristiane, site nell'area dove oggi sorge la frazione di Villagrazia. Sempre in quel periodo fu sede vescovile, come testimoniano alcune lettere di Papa Gregorio Magno indirizzate ai suoi vescovi. Tra l'VIII ed il IX secolo d.C. Iccara subì numerose incursioni saracene fino a quando venne definitivamente conquistata dagli Arabi insieme a tutta la Sicilia Occidentale. Secondo quanto si legge nel registro della Maramma della parrocchia Matrice, nell'anno 909 l'emiro Mulei Almoad concesse ai carinesi di ricostruire il loro paese là dove oggi esso sorge, col nome di Qarinis. Al tempo stesso fu costruita una piccola chiesa sotto il titolo di San Giuliano, successivamente ingrandita sotto il titolo del Purgatorio, che fino al 1450 fu chiesa madre. Il periodo arabo fu, in generale, prospero per il territorio, grazie anche alla vicinanza di Palermo, la cui corrente di traffici era molto fiorente in quell'epoca. Così nel Libro di Ruggero del geografo Idrisi: Qarinis, terra graziosa, bella e abbondante (..) vi è una fortezza nuova, fabbricata sopra un colle che domina l'abitato. Con la conquista normanna, nel 1072, il conte Ruggero assegnò la baronia di Carini a Rodolfo Bonello che fece edificare alla fine del sec. XI una fortezza che dominava il territorio. Lo stesso viaggiatore arabo Idrisi testimonia nel 1154 l'esistenza di questa costruzione. Sotto la dominazione sveva la borghesia dell'Università di Carini ebbe quattro rappresentanti, a testimonianza dell'importanza che questa cittadina andava acquisendo. Nel periodo angioino la signoria della città fu affidata a Palmerio Abbate, la cui famiglia rimase al potere fino al regno di Martino I. Nel 1397 si infeudò il catalano Umbertino La Grua, il cui titolo venne ereditato dalla figlia Ilaria, che andò in sposa a Gilberto Talamanca. Nacque in questo modo la dinastia Talamanca-La Grua che mantenne la baronia di Carini fino al XIX secolo. L'inizio del XV secolo segnò un periodo di risveglio e di benessere per tutto il territorio. Sorsero molte costruzioni attorno al castello e ville nelle aree limitrofe. Fiorì l'architettura laica ed ecclesiastica, mentre venne lentamente configurandosi un ceto borghese, grazie alla concessione di numerose enfiteusi e allo sviluppo dell'attività commerciale. L'agricoltura si arricchì di oliveti, agrumeti e di colture particolari, come quella della cannamele. Molti titolati della Palermo vicereale vennero a villeggiare nel territorio. Nacque così, fra le altre, la borgata di Villagrazia. L'architettura del castello si accrebbe di numerosi interventi nelle varie fasi di ampliamento e trasformazione, anche se nell'anno 1563 un'ombra tragica si abbatté su di esso con la morte di Laura Lanza di Trabia, moglie di Vincenzo II La Grua, uccisa per mano del padre Don Cesare Lanza. L'evento rimase nella memoria popolare come L'amaro caso della baronessa di Carini. Il legame dei La Grua con Carini cominciò ad allentarsi alla fine del '700; poi, l'abolizione del feudalesimo (1812) e il trasferimento di Antonio Francesco La Grua a Parigi (1839), fecero sì che agli antichi signori rimanesse soltanto la proprietà del Castello. Liberatosi della baronia, il Comune di Carini ebbe presto uno sviluppo nel campo della pubblica istruzione e della cultura, attrezzandosi, fra l'altro, di biblioteca e teatro. Al tempo stesso, l'incalzare degli eventi del nostro Risorgimento trovò in questa città terreno fertile e sorprendente partecipazione. Fu così che da Carini, il 4 aprile 1860, partirono ben 400 uomini alla volta di Palermo. Dopo l'unità d'Italia, la storia di Carini è quella del frazionamento delle terre, soprattutto agrumeti e vigneti, ma anche quella che porta ai grandi flussi migratori. L'ultimo Ottocento è tuttavia caratterizzato da una consistente regolarizzazione dell'impianto urbano, accompagnato dalla costruzione di bei palazzi e di fontane. La seconda metà del Novecento è invece l'era dell'industrializzazione che ha, come conseguenza, un consistente calo dell'attività agricola.

Curiosità

Carini è un paese ricchissimo di tradizioni festive che si collegano quasi sempre al sentimento religioso del popolo carinese.. In ambito devozionale, la prima espressione forte è legata alla festa di San Giuseppe. Alla vigilia vengono allestite le cosiddette "tavolate", cioè tavole imbandite con cibi di ogni genere ad eccezione della carne. Il pranzo è preparato per la Sacra Famiglia rappresentata da tre poverelli con costumi tradizionali. Con la Domenica delle Palme hanno inizio le celebrazioni della Settimana Santa. Nelle prime ore del mattino la Congregazione dei "33" procede cantando litanie alla Madonna. Nella tarda mattinata ha luogo la processione e la benedizione delle palme. Negli ultimi anni è stata ripresa l’antica rappresentazione della Via Crucis , che teatralizzata in modo molto suggestivo lo spazio scenico urbano.Il giovedì della Settimana Santa nelle chiese si dispongono sugli altari i “ Sepolcri “: piatti di frumento germogliato e petali di fiore raffiguranti simboli eucaristici ; visitati dal popolo dopo aver assistito alla funzione religiosa della "ultima Cena". Il venerdì sera si può assistere alla processione del Cristo Morto e dell’Addolorata chiamata "Sulità" portati a spalla dalla Congregazione dei "33", secondo una consuetudine certamente datata a partire dal ‘700 . In questa occasione la Congregazione dello Spirito Santo,di cui fanno parte tutte le maestranze, in abito scuro precedono la bara del Cristo. La preparazione dei due simulacri è affidata alle donne nubili. Secondo antica tradizione, le bambine del paese sono vestite da “ monachine” e da” Addolorata “. Nelle case si preparano dolci tradizionali detti "cannateddi", ossia pasta frolla con uovo sodo al centro, decorata con glassa. La festa del Corpus Domini è caratterizzata dagli altari floreali e scenografici che si allestiscono per le vie del centro storico.L’estate carinese vede protagonista il “Festival fra Medioevo e Rinascenza” rappresentazione storica con centinaia di figuranti.Il 26 settembre è la festa dei Santi Cosma e Damiano; un appuntamento importante, in cui i pescatori diventano protagonisti. Indossando un costume bianco con cintura rossa e un fazzoletto multicolore al collo, hanno il privilegio di portare la vara processionale eseguendo dei movimenti rituali in forma di danza. La festa più importante per i Carinesi è quella del SS Crocifisso(14 settembre ), che ha una durata di tre giorni. In tale occasione si svolgono corse di cavalli, concerti musicali, Vespri e processione del miracoloso crocifisso in legno su croce d’agata. Il Crocifisso ligneo che viene portato in processione è di autore ignoto del ‘500.Su questo simulacro rimane ancora la memoria di uno” strano” miracolo secondo il quale la testa non ancora creata dall’artista, apparve improvvisamente definita, una mattina senza che nessuno avesse provveduto a realizzarla. Sul corpo di questa statua i devoti sono soliti passare della bambagia alla quale attribuiscono virtù terapeutiche. Dopo la suggestiva processione dell’ Immacolata ( 8 dicembre), l’appuntamento festivo conclusivo è quello collegato alla celebrazione del Santo Natale.”Carini Città dei Presepi” è un evento in cui il centro storico, il borgo medioevale che circonda il castello si anima con un suggestivo presepe vivente, nel corso del quale le botteghe artigiane ripropongono antichi mestieri, mentre negli slarghi vengono offerte ai visitatori prodotti tipici del territorio. Il castello a sua volta diventa meta per i turisti per visitare le mostre di presepi.Le case private si aprono per far vedere i loro artistici allestimenti presepiali..Durante il grande movimento della festa urbana, in casa si preparano i dolci tipici detti "buccellati" ovvero pastafrolla ripiena di zuccate, mandorle, uva passa, pinoli, fichi secchi, miele, ecc... il tutto tritato ed aromatizzato con cannella e bucce di arance. Carini è nota nel mondo per la storia della Baronessa Laura Lanza, uccisa per mano paterna ,per leso onore della famiglia, fra le mura del Castello La Grua-Talamanca. Avvenimento che nel tempo, ha ispirato nei secoli la fantasia popolare con oltre 300 varianti, diffuse in cunti e canti , in leggende e filmati televisivi. Un delitto d’onore che i diaristi di un tempo intimoriti dal potente casato, La Grua Talamanca, avevano volontariamente taciuto. Ma in realtà di delitto d’onore si tratta? O il movente fu semplice ingordigia, scaturita da un interesse economico per il Feudo Dainasturi di proprietà dei Vernagallo? Di fatto l’efferato delitto è stato compiuto, come dimostrano le testimonianze storiche: a) il registro della parrocchia, Chiesa Madre di Carini, in cui ci sono iscritti nello stesso giorno e nella stessa pagina, gli atti di morte di Laura Lanza e Ludovico Vernagallo. entrambi uccisi; b) un memoriale inviato da Don Cesare Lanza conte di Mussomeli e a sua maestà re di Spagna Filippo II nel 1564; Laura , figlia di uno dei più potenti signori dell’isola, bellissima fanciulla, la descrivono i posteri, all’età di 14 anni fu costretta, malgrado il suo rifiuto , a sposare un uomo scelto dal padre. Un matrimonio d’interesse, che avvenne in sua assenza con contratto datato 21 settembre 1543. Laura, in realtà, amava Ludovico Vernagallo, figlio cadetto dei Signori di Montelepre, commercianti pisani, e per questo non accettato da Cesare Lanza. Dopo anni di segreti incontri tra i due innamorati, un fraticello andò a riferire del tradimento al marito Vincenzo II La Grua Talamanca, che immediatamente informò Don Cesare. Questi, notte tempo, giunse al Castello e compì il patricidio con una pugnalata al cuore. Ludovico pare che sia stato ucciso con archibugio da uno sgerro del marito Vincenzo, un tal Francesco Musso. Nonostante il Casato obbligò i terrazzani al silenzio, il “caso” , si diffuse in tutto il Regno, ma nessuno venne condannato. Rimase soltanto una leggenda, che confuse fatti e personaggi. Soltanto sul finire del 1800 lo studioso Salvatore Salamone Marino raccogliendo il racconto dal cantastorie carinese Giuseppe Gargagliano, riuscì, con un paziente lavoro di ricerca durato oltre 40 anni, a ricostruire la vicenda nella sua interezza, ed ancora oggi, nonostante grandissimi studiosi si siano occupati del caso(tra questi anche Pier Paolo Pasolini e Leonardo Sciascia) non si è pervenuti ad una soluzione certa, e la tradizione popolare ha dato vita nei secoli a centinaia di versioni del poemetto intrisi di verità e leggenda. Una storia d’amore ostacolata da un interesse economico dei casati, resa visivamente nota, per due fictions televisive trasmesse in RAI , intitolate “L'amaro caso della baronessa di Carini” e“La baronessa di Carini” .